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Indicazioni
Nella nostra pratica clinica trattiamo pazienti con dolori cranici e facciali resistenti alle altre cure. Radiofrequenza ed emicrania stanno diventando in questo campo sempre più strettamente correlate. La radiofrequenza rappresenta un mezzo fisico per modificare il funzionamento di determinati nervi o aree cerebrali e controllare così diversi tipi di dolore.
La conoscenza dei meccanismi che scatenano e di quelli che mantengono l’emicrania sta avanzando giorno dopo giorno. Ormai abbiamo prove che in molti casi le crisi emicraniche differiscono di pochissimo dalle crisi epilettiche. Sappiamo che determinate aree del nostro encefalo possono essere iper-sollecitate da segnali di nervi esterni scattenando così dolori emicranici.
Con la radiofrequenza, sia con quella “pulsata” (non lesiva) che con quella “continua” (termica, lesiva), riusciamo a modificare vie di trasmissione di segnali nervosi.
Oltre ai nervi meglio conosciuti, come il trigemino o i nervi occipitali, esiste anche un’altra rete nervosa, il sistema nervoso autonomico: minuscoli nervi che regolano tutte le funzioni essenziali per la nostra sopravvivenza. Gestiscono in autonomia la permeabilità dei vasi ai fluidi, la nutrizione dei nervi “tradizionali”, il grado di sudorazione ed un’infinità di altre regolazioni essenziali. E’ facile immaginare come un difetto nella regolazione ottimale e precisa di questo sistema di nervi, possa portare a conseguenze, anche dolorose. Tanto più se si pensa che esiste anche un dolore trasmesso proprio da queste fibre che (ironia della sorte) si chiama dolore simpatico.
Per questo importantissimo sistema nervoso, non abbiamo farmaci che lo possano “regolare”. Unico rimedio resta una interazione fisica (non chimica) con questi nervi, un “reset” che porta la radiofrequenza pulsata.
Il ruolo del sistema autonomico, si scopre giorno dopo giorno, come sia fondamentale per il mantenimento di alcuni severi dolori, come di alcuni tipi di emicrania. Leggi per esempio la pagina sulla Cefalalgia Autonomica Trigeminale (o TAC) e la radiofrequenza applicata sul ganglio sfenopalatino per il suo controllo.
Un ulteriore gruppo di pazienti che viene frequentemente sottoposto a trattamenti con la radiofrequenza, viene rappresentato da chi non risponde più ai trattamenti farmacologici. Si tratta in genere di donne dopo i 40 anni, alle quali oltre alle modificazioni ormonali, si aggiunge la banale artrosi cervicale (comune e presente in tutti noi) oppure patologie dentarie e dell’articolazione temporo-mandibollare. A questo punto della loro vita, trattamenti che sono stati efficaci per decenni, diventano obsoleti e l’approccio monodisciplinare neurologico non basta più.
Molto spesso, in seguito al trattamento con la radiofrequenza, i pazienti riducono (ed alcuni quasi cessano) la maggior parte dei farmaci finora assunti!
Indicazioni della radiofrequenza nell’emicrania
Nella medicina sono rigorosamente vietate le promesse miracolistiche. E’ semplice ottenere la fiducia di un paziente esausto e disperato da anni di dolore e proporre subito la radiofrequenza. Si dovrebbe sempre seguire le indicazioni diagnostiche e terapeutiche oggi riconosciute come efficaci. La radiofrequenza dovrebbe rappresentare il passo oltre i trattamenti farmacologici e infiltrativi.
Il seguente elenco contiene le patologie per le quali la radiofrequenza è consigliata dalla letteratura.
- Emicrania con o senza aura
- Cefalea a grappolo
- Dolore facciale atipico
- Nevralgia post-erpetica (fuoco di Sant’Antonio) della metà superiore del corpo
- Distrofia Simpatica Riflessa (con impressionanti risultati)
- Dolore articolare temporo-mandibollare
- Sindrome regionale complessa (CPRS) nota anche come algodistrofia
- TAC: cefalee automatiche trigeminali: un gruppo che riunisce molti tipi di emicrania, inizialmente trattate come indipendenti una dall’altra. Vi consigliamo di leggere in questa pagina un interessante approfondimento.
Test infiltrativo del ganglio sfenopalatino: un esempio
Il percorso del paziente inizia con un’attenta valutazione ed anamnesi. Viene esaminata tutta la documentazione precedente. E’ importante avere a disposizione una risonanza magnetica cerebrale, al fine di escludere cause misconosciute dell’emicrania.
Una prospettiva di cura inizia sempre dall’esatta diagnosi e da un’attenta raccolta dell’anamnesi del paziente. Per questo motivo le nostre prime visite raramente durano meno di un’ora!

In occasione del primo incontro, quando esiste il sospetto di una delle patologie elencate sopra, in particolare se il paziente in quel momento presenta dolore, si esegue il test infiltrativo del ganglio sfenopalatino.
Come si esegue?
Non serve nessuna preparazione, è una tecnica sicura che non presenta controindicazioni per età o patologie.
Si tratta di una prova semplice, sicura e indolore, quando eseguita da mani esperte: una piccola quantità di anestetico locale viene applicata nella parte posteriore della faringe, come mostrato nella figura. Una morbida apposita cannula, senza ago, ci permette di raggiungere il punto esatto. La mucosa assorbe l’anestetico locale instillato. Se eseguita corettamente, l’anestetico in un minuto raggiunge il ganglio, che si trova immediatamente al di sotto della mucosa.
Quando il test è positivo, la sintomatologia migliora nei venti minuti che seguono. Solo ed esclusivamente in questo caso possiamo essere ragionevolmente sicuri che anche la radiofrequenza offrirà un importante beneficio!
E’ importante, per questo motivo, eseguire il test quando l’emicrania è presente, in forma grave o lieve. In caso di dubbio per il paziente, il test viene ripetuto con un anestetico locale diverso. E’ importante per noi che il paziente sia convinto della cura proposta, del beneficio prospettato. In medicina non è permesso garantire il risultato di una procedura. Affrontare un percorso con la ragionevole certezza di un beneficio, è il massimo che possiamo offrire.
Prove sul future non n’è ! Essendo questo raggiunto da stimoli cervicali e toracici, spesso viene trattato per la vertigine di origine cervicale e per la nevralgia post-erpetica (dopo infezione da Herper Zoster) che interessa la testa, le spalle, il torace e il braccio!
Radiofrequenza ed emicrania: la procedura
Dopo aver spiegato bene la procedura al paziente, si può programmare la radiofrequenza. La procedura si esegue in anestesia locale e una lieve sedazione. Non si tratta di una procedura lesiva per i nervi. Utilizziamo la cannula più sottile disponibile in commercio, prodotta con eccellenti materiali dalla più importante azienda di radiofrequenza al mondo. La punta della cannula è smussa, il che rende l’avanzamento della stessa un pò più complicato, ma così limitiamo lesioni si nervi o vasi!

Il posizionamento dell’ago avviene in pochi minuti, sotto il controllo radiologico. Una stimolazione lieve ci permette di essere certi della corretta posizione e della vicinanza elettrica della punta dell’ago con il ganglio. Viene evocato una sensazione di lieve gonfiore o formicolio, che ci comunica il paziente. Successivamente inizia l’applicazione della radiofrequenza pulsata, non lesiva, a 42°C per 10 minuti.
Il beneficio
Di norma il beneficio è una percorso complesso, travagliato. Un’attesa infinita. Lo so, lo sappiamo, lo viviamo con voi. Volete sapere di più? Leggete questa pagina. Quel cambiamento, che per legge non si può promettere MAI, si instaura nel corso di 5-8 settimane. Il paziente si rende conto che le crisi di dolore sono più distanziate, più lievi e più brevi.
Nella mia esperienza clinica, eseguendo tutte le fasi del test e del trattamento descritte, il beneficio è pressoché costante. Questa non vuol essere in alcun caso una promessa “miracolistica”. E’ semplicemente la propria esperienza clinica, che mi permette di proporre questa procedura senza compromettere la mia serietà professionale.
Trattandosi di una tecnica innovativa, per onestà intellettuale, non possiamo esprimerci sulla durata del beneficio. In letteratura, negli studi esaminati, il beneficio era ancora presente tre anni dopo la procedura nella grande maggioranza dei pazienti. Nella nostra pratica clinica, abbiamo introdotto questa procedura a gennaio 2023. A distanza di questo tempo (siamo ormai nel 2026), non è ancora stato necessario ripetere la procedura, su nessun paziente. Ci sono stati comunque casi nei quali un’implementazione di procedure è stata necessaria.
Capita raramente, ma cause secondarie e nascoste del dolore, diventano importanti dopo l’esecuzione della procedura. Questo fatto è successo due volte nella mia pratica clinica: un’emicrania primaria era complicata da un focolaio epilettico inizialmente non palesato, il secondo caso è stato una nevralgia periferica inizialmente non evidente.

Da sapere per esprimere un consenso informato:
La procedura è sicura, sono rare le complicanze. Come in ogni circostanza della vita, è meglio affidarsi a chi esegue la procedura frequentemente.
La complicanza riferita in due casi è stata una lieve riduzione di sensibilità del palato, transitoria e per nulla debilitante.
Con la tecnica utilizzata, le altre complicanze riportate in letteratura, che comprendono ematomi, puntura della parte posteriore dell’occhio e infezioni, sono statisticamente poco frequenti ed in ogni caso non si sono presentati nella mia pratica clinica.



